LA FESTA DELL’ANNUNZIATA E IL CEDRO DELLA FIERA

Immagini della “Fiera” (anni ’70 dello scorso secolo)

La festività dell’Annunziata è stata da sempre una delle ricorrenze religiose più sentite dai viterbesi. In particolare, le celebrazioni più importanti erano quelle che si svolgevano a S. Maria in Gradi, chiesa alla quale – sin dalla metà del ‘200 – i papi riconobbero varie indulgenze in occasione della ricorrenza del 25 marzo. Dalle fonti è possibile conoscere che nel XV e XVI secolo i festeggiamenti includevano una solenne «luminaria» che prendeva piede proprio dalla chiesa di S. Maria in Gradi.
Per quanto riguarda, invece, la «fiera dell’Annunziata», ovvero la sagra che accompagnava gli eventi liturgici del 25 marzo, la prima testimonianza certa viene fornita da Feliciano Bussi, autore della “Istoria della città di Viterbo” del 1742, che ci attesta come le mercanzie di agricoltori, ambulanti e artigiani venissero esposte fuori le mura della città, nell’invaso che precedeva la chiesa di S. Maria delle Fortezze. Queste le parole del cronista:  “[S. Maria delle Fortezze] è una chiesa molto frequentata da questo popolo, particolarmente ne’ Venerdi di tutto l’anno per la divozione del suddetto S. Francesco [di Paola], ove altresì si fa festa nel giorno della Santissima Annunziata con fiera, e gran concorso di gente”.
Molto probabilmente fu scelto di allestire il mercato in quel luogo perché bene si prestava all’esigenza pratica di avere uno spazio ampio e facilmente accessibile dai carretti e dai barrocci dei venditori.

Annunciazione (Chiesa di S. Maria delle Fortezze)

Non ha particolare consistenza l’ipotesi, formulata da alcuni commentatori, per cui l’ubicazione della fiera dipendesse dalla particolare venerazione dell’Annunziata da parte dei frati Minimi, i titolari della chiesa di S. Maria delle Fortezze. Si è anche immaginato che il nome della sagra prendesse ispirazione da un dipinto posto nell’edificio sacro. In verità, all’interno della chiesa vi è un affresco dedicato all’Annunciazione, ma si tratta di una rappresentazione marginale nel frontale della cappella della navata sinistra. L’affresco, infatti, è parte di un ciclo raffigurante alcuni episodi della vita di Maria, la cui parte principale è costituita dall’Assunzione e dell’Incoronazione.
Ciò nonostante, nell’immaginario popolare l’identificazione della fiera con S. Maria delle Fortezze era così forte che per i viterbesi divenne naturale indicare il bel tempio cinquecentesco col nome di “Chiesa dell’Annunziata”.

Chiesa di S. Maria delle Fortezze

Nella seconda metà del ‘900 la sagra perse la sua connotazione di mercato agricolo e artigianale, quindi si preferì modificarne il percorso limitandolo alle principali vie all’interno delle mura.
Ancora oggi, così come in passato, il simbolo per eccellenza della fiera dell’Annunziata è il «cedro», al quale spetta il posto d’onore sui banchi degli ortolani.
Naturalmente, l’importanza del cedro è legata al fatto che si tratta di un frutto di stagione (matura alla fine dell’inverno) che, da un punto di vista quanto meno scenografico, sembra anticipare la primavera in un periodo nel quale non vi è ancora una grande varietà di frutta ed ortaggi. In giro per l’Italia si trovano altre feste del cedro d’antica tradizione, che si svolgono proprio in questo periodo di inizio primavera (ad esempio, a Forlì c’è l’antichissima festa del cedro in onore di S. Pellegrino Laziosi).
Va comunque osservato che il cedro è anche il frutto che nell’iconografia sacra viene associato alla verginità di Maria (Cantico dei Cantici 2,1; 4,4.12.15) e alla discendenza di Cristo dalla casa di Davide quale vero Messia (Ezechiele cap. 17 e il Libro delle Cronache 17, 1-15 – quest’ultimo parte della liturgia del 25 marzo festa dell’Annunziata). In realtà il cedro al quale si riferiscono le Scritture è l’albero appartenente alle conifere (il Cedro del Libano) e non il cedro della famiglia degli agrumi. Molti pittori, soprattutto nel rinascimento, hanno però confuso le due piante e hanno ritratto l’alberello dell’agrume quale metafora dell’incorruttibilità di Maria, madre del Messia (ad esempio, il Beato Angelico e il Mantegna). L’alberello dai frutti gialli ricorre frequentemente nelle Annunciazioni e nelle rappresentazioni dell’Immacolata Concezione.
E’ quindi probabile che la tradizione del cedro nella festa viterbese dell’Assunzione sia da collegare a questa simbologia sacra.

 

Articolo curato da Sermarcus Demontfort